Si può vivere senza potere? Il filosofo che voleva liberarsi dai bisogni incontra il pensatore che studiò i meccanismi del potere. Uno cerca la libertà sottraendosi alle ambizioni; l'altro prova a capire come impedire che le ambizioni governino tutti.
Diogene di Sinope, filosofo cinico del IV secolo a.C., cercò la libertà nella riduzione dei bisogni e nel rifiuto delle convenzioni che trasformano il prestigio in una misura del valore umano. La tradizione lo ricorda mentre risponde ad Alessandro Magno, che gli offriva qualsiasi cosa desiderasse: «Spostati, mi fai ombra». Niccolò Machiavelli, vissuto tra il Quattrocento e il Cinquecento, osservò invece la politica dal suo interno: conobbe la fragilità degli Stati, gli intrighi delle corti e il prezzo dell'inefficacia. Nel Principe analizzò come si conquista e si conserva il potere; nei suoi scritti repubblicani rifletté anche sulla libertà civile e sulle istituzioni. Li immaginiamo in una piazza, davanti a una domanda che divide ancora il mondo: per essere liberi bisogna sottrarsi al potere o imparare a limitarlo?
Questo è un dialogo immaginario: le battute sono originali e non vanno intese come citazioni storiche.
Una piazza assolata. All'ombra di un portico, una grande giara di terracotta; poco distante, un tavolo coperto di carte, mappe e appunti. Diogene osserva un cane che dorme senza preoccuparsi del destino della città. Machiavelli studia la carta di una repubblica minacciata dai suoi vicini. Il filosofo guarda le mappe, poi il loro proprietario.
Diogenedi Sinope
Vedo che avete portato con voi un'intera città, distesa su un tavolo. Dev'essere faticoso portarsi dietro il mondo. Io ho una giara, il sole e un cane che non pretende di essere governato. Direi che sono più leggero di voi.
MachiavelliNiccolò
Più leggero, senza dubbio. Ma non so se più libero. La vostra giara non vi protegge da chi decide di scacciarvi; il cane non può impedire a un soldato di entrare in città. Si può disprezzare il potere, ma il potere non per questo smette di agire.
Diogene
E si può studiare il potere per tutta la vita senza accorgersi che, nel frattempo, esso ha cominciato a governare anche chi lo studia. Ditemi: siete voi a usare le vostre carte, o sono loro a tenervi sveglio la notte?
Machiavelli
Una domanda ben posta, e perciò sospetta. Ma non confondete il desiderio di dominare con il dovere di comprendere. Se una città è minacciata, qualcuno deve occuparsi delle sue difese. Se le leggi sono ingiuste, qualcuno deve cercare di cambiarle. Non basta essere personalmente incorrotti se si lascia che gli altri siano oppressi.
Diogene
Non ho detto che la sofferenza degli altri mi sia indifferente. Dico che molti uomini chiamano «necessità» ciò che è soltanto ambizione. Vogliono più terre, più denaro, più onori; poi, per difendere ciò che hanno accumulato, chiedono nuove leggi, nuovi soldati e nuovi sacrifici. La loro ricchezza cresce e la loro paura cresce con essa.
Machiavelli
Su questo vi do ragione. Chi desidera sempre di più non è mai padrone di ciò che possiede. Ma la politica non può essere costruita soltanto sull'idea di ciò che gli uomini dovrebbero desiderare. Deve fare i conti con ciò che desiderano davvero, compreso il desiderio di sopraffare il vicino.
Diogene
Allora, poiché esistono i ladri, passiamo la vita a costruire serrature? E poiché esistono gli ambiziosi, consegniamo loro il governo, sperando che non diventino troppo ambiziosi?
Machiavelli
No. Costruiamo leggi e istituzioni che impediscano all'ambizione di uno solo di diventare la disgrazia di tutti. Non basta confidare nella bontà di chi governa. La virtù di un uomo è incostante; un ordinamento deve poter resistere anche ai suoi difetti.
Diogene
Finalmente una parola che non odora di incenso: resistere ai difetti di chi comanda. E chi impedirà ai custodi delle leggi di diventare i nuovi padroni?
Machiavelli
Nessuna legge si difende da sola. Occorrono cittadini vigili, poteri che si controllino a vicenda e una comunità che non consegni ogni decisione a un solo uomo. La libertà politica non è un dono ricevuto una volta per tutte: è qualcosa che si perde quando la si lascia in custodia ad altri.
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Diogene
Eppure voi continuate a parlare di città, leggi, cittadini. Io comincio dall'uomo. Se un uomo non sa vivere senza adulazione, sarà schiavo di chi può lodarlo. Se non sa vivere senza ricchezze, sarà schiavo di chi può arricchirlo. Se non sa vivere senza comandare, sarà schiavo di chi può togliergli il comando. Io cerco di ridurre ciò che può essere usato per comprarmi.
Machiavelli
Questa è una lezione che anche un governante dovrebbe imparare. Chi ha bisogno di essere amato da tutti diventa prigioniero dell'opinione altrui; chi teme continuamente di perdere il proprio rango può finire per sacrificare ogni cosa pur di conservarlo. Un uomo incapace di dominare le proprie ambizioni difficilmente governerà bene gli affari pubblici.
Diogene
Dunque ammettete che il potere è una forma di schiavitù.
Machiavelli
Ammetto che può diventarlo. Ma non sempre. Il potere può anche essere la capacità di impedire che un uomo ne opprima mille. Rinunciarvi non è automaticamente una virtù, se il risultato è lasciare campo libero al più forte.
Diogene
Esercitare il potere per impedire l'oppressione: una buona intenzione. Ma gli uomini hanno un talento speciale nel presentare il proprio interesse come interesse comune. Il conquistatore dice di portare ordine; il tiranno dice di proteggere la città; l'avaro dice di amministrare con prudenza. Come distinguerete la necessità dall'alibi?
Machiavelli
Non dalle parole soltanto. Bisogna guardare agli effetti, a chi trae vantaggio dalle decisioni, a quanto spazio resta ai cittadini per parlare e opporsi. La politica non è fatta da uomini perfetti. La domanda non è come creare un mondo senza conflitti, ma come impedire che il conflitto si trasformi in dominio assoluto.
Diogene
Voi volete contenere il fuoco. Io vorrei insegnare agli uomini a non incendiare la casa per scaldarsi.
Machiavelli
E io vorrei che, mentre insegnate loro a non incendiarla, qualcuno si occupasse di spegnere le fiamme già divampate. Le due cose non si escludono.
Diogene
Forse no. Ma chi spegne gli incendi rischia di innamorarsi del ruolo del salvatore. Poi comincia ad appiccare piccoli fuochi per dimostrare quanto sia indispensabile.
Machiavelli
Un rischio reale. Per questo chi governa deve poter essere giudicato, limitato e, quando necessario, sostituito. Un potere che si dichiara indispensabile ha già cominciato a diventare pericoloso.
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Machiavelli
Lasciate che vi ponga una domanda più difficile. Immaginate che un uomo potente decida di cacciarvi dalla città, o che un tiranno imprigioni i vostri vicini. Voi potete conservare la vostra libertà interiore, ma che cosa farete per loro?
Diogene
Se posso aiutarli, li aiuterò. Non ho bisogno di una carica per dire a un potente che è ingiusto, né di un esercito per rifiutarmi di chiamare bene il male. Ma non prometto di poter vincere ogni volta. Preferisco riconoscere i limiti della mia forza piuttosto che inventarmi una grandezza che non possiedo.
Machiavelli
E se la vostra protesta non bastasse? Se per difendere la libertà dei vostri vicini fosse necessario organizzarsi, assumere responsabilità, scegliere tra possibilità imperfette?
Diogene
Allora bisognerà farlo, se non esiste altra via. Ma non scambierò la necessità di agire per il desiderio di comandare. C'è differenza tra prendere in mano uno strumento perché serve e tenerlo stretto perché non si riesce più a immaginarsi senza.
Machiavelli
Questa distinzione è più importante di quanto sembri. Il potere può essere assunto come responsabilità oppure inseguito come prova del proprio valore. Nel primo caso si può anche desiderare di lasciarlo, quando non serve più; nel secondo, ogni perdita diventa un'umiliazione da vendicare.
Diogene
Vedete? Non è necessario vivere in una giara per capire che un uomo non coincide con la carica che ricopre. Il guaio comincia quando, tolto il titolo, non resta più nessuno.
Machiavelli
E non è necessario desiderare una carica per capire che la libertà individuale ha bisogno di condizioni concrete. Se le leggi proteggono soltanto chi è già forte, la vostra indipendenza resta un privilegio precario, non una possibilità condivisa.
Diogene
Allora forse voi dovreste ricordare ai governanti che non sono padroni degli uomini; e io dovrei ricordare agli uomini che non devono diventare servi dei governanti. Non è un cattivo accordo.
Machiavelli
Aggiungerei una cosa: la libertà non consiste soltanto nel non avere un padrone. Consiste anche nel vivere in una comunità in cui nessuno possa diventarlo senza incontrare resistenza.
Diogene
E io aggiungerei che nessuna istituzione potrà liberarci del tutto se continuiamo a desiderare un padrone che ci dica quanto valiamo. Si può rovesciare un tiranno e conservare intatta la passione per la tirannide, purché tocchi a noi esercitarla.
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Diogene
Dunque, Machiavelli, siamo arrivati a un punto curioso. Voi volete impedire che il potere si concentri nelle mani di uno solo. Io voglio impedire che il desiderio di potere si concentri nel cuore di ciascuno.
Machiavelli
E forse le due cose si sostengono. Istituzioni ben ordinate possono limitare i danni dell'ambizione; persone meno dipendenti dal prestigio e dal possesso possono rendere quelle istituzioni più libere. Nessuna delle due strade basta da sola.
Diogene
Non male, fiorentino. Potremmo quasi fondare un partito.
Machiavelli
Sarebbe un disastro. Voi insultereste gli elettori e io dovrei occuparmi delle conseguenze.
Diogene
Ecco perché non dovremmo fondarlo. Almeno su questo possiamo essere d'accordo.
◆ Che cosa resta
Diogene e Machiavelli non si sono convertiti l'uno alla filosofia dell'altro. Diogene continua a cercare la libertà riducendo i bisogni, smascherando le convenzioni e rifiutando che la ricchezza o il prestigio decidano il valore di una persona. Machiavelli continua a pensare che la politica non possa ignorare la realtà dei conflitti e delle ambizioni: la libertà ha bisogno di istituzioni, di responsabilità e di strumenti capaci di contenere chi vorrebbe dominare.
Eppure hanno scoperto un terreno comune. Il potere diventa pericoloso quando smette di essere uno strumento e diventa il fine della vita; quando chi governa si considera indispensabile, ma anche quando chi è governato desidera soltanto sostituirsi al padrone. La libertà interiore di Diogene non basta a proteggere una comunità dalla prepotenza; le istituzioni di Machiavelli non bastano se gli uomini continuano a venerare il prestigio, la ricchezza e il comando.
Forse, allora, non possiamo vivere del tutto senza potere. Possiamo però imparare a non adorarlo: limitarlo nella città e ridurne il dominio dentro di noi. Machiavelli ci ricorda che la libertà va difesa anche nella realtà concreta; Diogene ci ricorda che nessuna vittoria politica ci renderà liberi se restiamo schiavi delle nostre ambizioni.
Il potere può essere necessario per governare gli uomini, ma diventa un padrone pericoloso per chi non sa governare sé stesso.