Biografia e successione a Platone
Speusippo nacque ad Atene intorno al 410 a.C., figlio di Eurimedonte del demo di Mirrinunte e di Potone, sorella di Platone. Fu quindi nipote diretto del grande filosofo e membro della cerchia familiare più intima dell'Accademia[reference:0][reference:1].
Alla morte di Platone, nel 348/347 a.C., Speusippo gli succedette come scolarca (capo) dell'Accademia, mantenendo la guida della scuola per otto anni, fino alla sua morte nel 339 a.C. Gli succedette Senocrate[reference:2][reference:3]. La tradizione antica lo ricorda come l'erede designato della filosofia platonica: Cicerone scrive che Platone lo lasciò «quasi heredem» della sua dottrina[reference:4].
La sua salute cagionevole e la morte sopraggiunta relativamente presto segnarono la fine del suo scolarcato, ma non prima che egli avesse consolidato l'identità filosofica dell'Accademia come istituzione autonoma, distinta dalla persona del fondatore.
Opere e frammenti
Speusippo fu autore prolifico: Diogene Laerzio gli attribuisce circa trenta titoli tra trattati e dialoghi, ammettendo però che la sua bibliografia è incompleta[reference:5]. Nessuna delle sue opere ci è giunta integra; possediamo solo frammenti e testimonianze indirette, raccolte nelle edizioni moderne di Isnardi Parente (1980) e Tarán (1981)[reference:6].
Tra le opere principali ricordiamo:
- «Sulle cose simili» (Ὅμοια), in dieci libri, dedicata alla dialettica della somiglianza e della classificazione[reference:7];
- «Definizioni» (Ὅροι) e «Divisioni» (Διαιρέσεις), opere di logica e metodo diairetico[reference:8];
- «Sui generi e le specie degli esemplari» (Περὶ γενῶν καὶ εἰδῶν παραδειγμάτων), di impronta platonica[reference:9];
- Dialoghi come «Aristippo» e «Sul piacere» (Περὶ ἡδονῆς), dedicati al tema etico del piacere[reference:10];
- Un «Encomio di Platone»[reference:11].
Di particolare interesse è il trattato «Sui numeri pitagorici», di cui possediamo estratti nella Scienza matematica comune di Giamblico: esso costituisce una delle fonti più preziose per ricostruire la sua metafisica dei principi[reference:12].
La metafisica dei principi: l'Uno e la Molteplicità
Il cuore della speculazione di Speusippo è una metafisica dei principi (archai) che rielabora in chiave originale l'eredità platonica e pitagorica. Secondo la testimonianza di Aristotele, egli pose a fondamento della realtà due principi supremi: l'Uno (τὸ ἕν) e la Molteplicità (πλῆθος)[reference:13][reference:14].
L'Uno è il principio attivo, limitante e formante; la Molteplicità è il principio passivo, illimitato e materiale, paragonato da Speusippo a una materia completamente fluida e plasmabile[reference:15]. Dall'incontro dei due principi nascono i numeri: la Molteplicità fornisce la divisibilità infinita, mentre l'Uno impone limite e qualità, producendo numeri determinati[reference:16].
«Di tutti i numeri matematici si devono postulare due principi primi e supremi: l'Uno — che non si deve nemmeno chiamare essere, per la sua semplicità e per la sua posizione di principio di ogni altra cosa — e un altro principio, quello della Molteplicità.»
Giamblico, De communi mathematica scientia (testimonianza di Speusippo)[reference:17]
La dottrina di Speusippo presenta due punti di rottura decisivi con Platone. Primo: egli nega l'esistenza delle Idee e dei numeri ideali, ammettendo soltanto i numeri matematici[reference:18][reference:19]. Secondo: rifiuta di identificare l'Uno con il Bene. L'Uno non è né bello né buono, ma è superiore a entrambi e ne è la causa: bellezza e bontà compaiono solo in uno stadio successivo del processo cosmologico[reference:20][reference:21].
Questo porta Speusippo a una gerarchia di livelli di realtà — numeri, grandezze geometriche, anima, esseri sensibili — ciascuno dotato di principi propri, analoghi ma non identici a quelli del livello superiore[reference:22][reference:23]. La sua è una metafisica pluralistica e stratificata, che Aristotele criticò per la mancanza di connessione tra i diversi piani dell'essere[reference:24].
Etica: il piacere e la virtù
In ambito etico, Speusippo è noto soprattutto per la sua opposizione alla dottrina del piacere. Nel dibattito interno all'Accademia, mentre Eudosso sosteneva che il piacere, essendo desiderato da tutti i viventi, fosse il bene supremo, Speusippo assunse la posizione opposta: il piacere non è mai un bene[reference:25].
La sua concezione del bene è più articolata: egli riteneva che il bene si collochi tra due opposti, e che la virtù sia una condizione sufficiente per la felicità, ma non l'unica: per essere felici occorre anche un minimo di beni materiali, come la salute e una moderata disponibilità di ricchezze[reference:26]. Raggiunta la felicità, l'uomo dimora in uno stato di «assenza di turbamento» (ἀοχλησία), simile all'atarassia epicurea ma fondato su presupposti platonici[reference:27].
Questa posizione lo distingue sia dall'edonismo di Epicuro sia da certo rigorismo stoico, e testimonia la vitalità del dibattito etico nell'Accademia del IV secolo.
Ricezione e fortuna storica
La figura di Speusippo è stata a lungo oscurata dalla grandezza di Platone e di Aristotele, ma la critica moderna ne ha riconosciuto l'importanza come anello di congiunzione tra il platonismo maturo e le successive elaborazioni dell'Accademia antica[reference:28].
Dante lo ricorda nel Convivio accanto a Platone come uno dei maggiori rappresentanti dell'antica Accademia e «epigono di Socrate», soprattutto in relazione alle dottrine morali[reference:29]. Cicerone lo cita più volte come erede diretto della filosofia platonica e come uno dei primi veteres Platonis auditores insieme a Senocrate e Aristotele[reference:30].
La sua metafisica dei principi — con la distinzione tra Uno e Molteplicità e la negazione del valore etico del principio primo — ha influenzato lo sviluppo del medioplatonismo e ha posto problemi che saranno ripresi da Plotino e dalla tradizione neoplatonica, sia pure in un quadro speculativo profondamente mutato[reference:31].
Oggi Speusippo è studiato soprattutto per la sua originale rilettura della dialettica platonica, per la sua classificazione delle realtà in livelli autonomi e per il suo contributo al dibattito antico su piacere, virtù e felicità.
Riferimenti bibliografici essenziali
- M. Isnardi Parente (a cura di), Speusippo. Frammenti, Napoli 1980.
- L. Tarán, Speusippus of Athens: A Critical Study with a Collection of the Related Texts and Commentary, Leiden 1981[reference:32].
- G. Calogero, voce «Speusippo di Atene», in Enciclopedia Italiana, 1936[reference:33].
- J. Dillon, The Middle Platonists, London 1977 (trad. it. parz.).
- Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, IV 1–5.
- Aristotele, Metafisica VII 2, XII 7, XIV 4–5.