Senofane di Colofone (in greco antico: Ξενοφάνης ὁ Κολοφώνιος; Colofone, 570 a.C. ca. – 475 a.C. ca.) è stato un filosofo, poeta e teologo greco, considerato il fondatore della critica razionale della religione e uno dei precursori della scuola eleatica. La sua opera, trasmessa attraverso frammenti poetici, rappresenta una svolta radicale nel pensiero occidentale: per la prima volta, gli dèi tradizionali della mitologia omerica vengono sottoposti a un esame filosofico che ne denuncia l'immoralità e l'antropomorfismo.
Senofane fu il primo a concepire un Dio unico, immutabile, eterno e spirituale, che non assomiglia agli uomini né nelle forme né nei costumi. Questa intuizione teologica, unita a una visione cosmologica basata sull'acqua come principio primo, ne fa una figura di transizione tra i milesi e i grandi sistemi dell'essere di Parmenide e Zenone.
La sua critica agli dèi omerici — che rubano, commettono adulterio e ingannano — non fu un atto di empietà, ma un tentativo di purificare il divino da ogni elemento umano, gettando le basi per una teologia razionale che avrebbe influenzato Platone, Aristotele e i Padri della Chiesa.
Senofane nacque a Colofone, una ricca città ionica dell'Asia Minore, intorno al 570 a.C. Figlio di Dexio (o di Ortiomene, secondo alcune fonti), visse in un'epoca di grandi sconvolgimenti: la Ionia era sotto il dominio persiano, e molti intellettuali migravano verso l'Occidente greco.
Senofane stesso condusse una vita di vagabondaggio per decenni, come racconta nei suoi frammenti: «Sono ormai sessantasette anni che la mia riflessione va errando per la Grecia» (DK 21 B 8). Visse a Elea (nell'Italia meridionale), dove fondò una scuola filosofica che influenzò direttamente Parmenide e Zenone. Secondo Diogene Laerzio, scrisse poemi epici, elegie e satire in esametri, e compose anche un poema sulla fondazione di Colofone e sull'origine degli Eleati.
Morì in tarda età, probabilmente intorno al 475 a.C., dopo aver assistito all'ascesa della filosofia eleatica. La sua opera fu ampiamente citata da Platone, Aristotele, Sesto Empirico e dai dossografi, che ne hanno conservato circa 40 frammenti.
Il contributo più celebre di Senofane è la sua dura critica alla teologia tradizionale greca, così come era stata codificata da Omero e Esiodo. Egli osserva che gli dèi del mito sono rappresentati come esseri immorali, soggetti a passioni e vizi umani: rubano, commettono adulterio, ingannano e combattono tra loro.
Senofane denuncia questo antropomorfismo con un argomento che sarà ripreso da tutti i critici della religione: gli uomini creano gli dèi a propria immagine. Gli Etiopi li raffigurano con il naso schiacciato e i capelli crespi, i Traci con gli occhi azzurri e i capelli rossi. Se i cavalli o i buoi potessero dipingere, dipingerebbero divinità equine o bovine.
Questa critica non è un attacco alla fede, ma un tentativo di purificare il divino da ogni elemento umano. Senofane vuole mostrare che il vero Dio non può essere soggetto a mutamento, passione o ignoranza. La sua è una teologia negativa che anticipa il pensiero di Platone e dei neoplatonici.
Al posto del politeismo antropomorfo, Senofane propone una concezione radicalmente nuova del divino: un unico Dio, eterno, immutabile, spirituale e completamente diverso dagli esseri umani.
I frammenti che ci restano descrivono questo Dio con una serie di attributi negativi e positivi:
Questa concezione è il primo esempio di teologia razionale nella storia occidentale. Senofane non ricorre alla rivelazione o al mito, ma alla ragione: il Dio deve essere perfetto, e la perfezione esclude ogni mutamento, ogni molteplicità e ogni limitazione.
È importante notare che Senofane non nega l'esistenza di altri dèi (parla di «dèi e uomini»), ma afferma la supremazia di un principio divino unico che governa il cosmo. Questa posizione, che è stata chiamata «monoteismo filosofico», sarà ripresa da Eraclito, Platone e dagli Stoici, e influenzerà profondamente la teologia cristiana.
Senofane non si limitò alla teologia: elaborò anche una cosmologia che integrava la speculazione milesia con le sue intuizioni religiose. Secondo la sua dottrina, l'acqua è il principio primo (come per Talete), ma egli aggiunge che la Terra è infinita e che il Sole e le stelle sono nubi accese che si formano dai vapori umidi.
Questa teoria, che potrebbe sembrare ingenua, contiene un elemento di grande modernità: Senofane afferma che i fenomeni celesti non sono divini, ma naturali, e che il Sole è un corpo fisico, non un dio. Inoltre, egli sostiene che la Terra si estende all'infinito verso il basso, e che i mondi sono innumerevoli — una concezione che anticipa il pluralismo cosmico degli atomisti.
Sul piano gnoseologico, Senofane è famoso per il suo scetticismo moderato:
Questo frammento esprime una posizione di fallibilismo che lo avvicina al pensiero critico moderno: la verità assoluta è inattingibile, ma possiamo avvicinarci a essa attraverso la ricerca continua. Senofane non è un nichilista, ma un ricercatore che riconosce i limiti della conoscenza umana.
L'impatto di Senofane sulla filosofia antica è stato profondo e duraturo. Egli è considerato il fondatore della teologia razionale e il precursore della scuola eleatica (Parmenide e Zenone), che ripresero la sua concezione dell'essere come immutabile e uno.
Platone, nel Timeo e nella Repubblica, riprende la critica di Senofane agli dèi omerici, affermando che il divino non può essere causa del male. Aristotele lo cita nella Metafisica come uno dei primi a concepire l'unità del principio divino.
Nell'età moderna, la sua critica dell'antropomorfismo è stata rivalutata come un'anticipazione della psicologia della religione e del materialismo storico (Feuerbach, Marx). I suoi frammenti poetici, inoltre, sono apprezzati per la loro qualità letteraria e per la loro ironia, che li rende unici nel panorama della filosofia presocratica.
Oggi Senofane è studiato non solo come filosofo, ma anche come poeta e critico culturale. La sua figura rappresenta il momento in cui il pensiero greco si emancipa dal mito e inizia a costruire una visione del mondo basata sulla ragione, sulla critica e sull'idea di un ordine divino giusto e immutabile.
Il suo frammento più celebre, sulla relatività delle rappresentazioni divine, continua a essere citato in ogni dibattito sulla religione e sull'antropologia, a testimonianza di una lucidità che attraversa i secoli.