✧ sofisti e retori

Protagora di Abdera

«L'uomo è la misura di tutte le cose»
490 a.C. ca. · 420 a.C. ca. | Abdera · Tracia

Introduzione

Protagora di Abdera (in greco: Πρωταγόρας; Abdera, 490–485 a.C. – 420–410 a.C.) è stato un filosofo e sofista greco, considerato il più celebre e influente tra i sofisti del V secolo a.C. La sua fama è legata al celebre homo mensura: «L'uomo è misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono, di quelle che non sono in quanto non sono». Con questa affermazione, Protagora pose il soggetto umano al centro della conoscenza, inaugurando un relativismo epistemologico che avrebbe segnato profondamente la filosofia occidentale.

Ma Protagora fu anche un maestro di retorica e di arte politica, il primo a insegnare l'arte della persuasione come tecnica (τέχνη) a pagamento. La sua dottrina dell'antilogia — secondo cui su ogni questione esistono due discorsi contrapposti — gettò le basi per la dialettica e per la democrazia ateniese, formando uomini politici e giuristi. Tuttavia, la sua audacia nel mettere in discussione la religione tradizionale gli valse l'accusa di empietà e la condanna al rogo dei suoi scritti.

«Di tutte le cose l'uomo è misura: di quelle che sono, in quanto sono; di quelle che non sono, in quanto non sono.» — frammento DK 80 B 1 (da Platone, Teeteto)

Nonostante la perdita pressoché totale delle sue opere, il pensiero di Protagora ci è noto attraverso le testimonianze di Platone, Aristotele, Sesto Empirico e Diogene Laerzio. La sua figura resta emblematica del passaggio dalla filosofia della natura alla riflessione sull'uomo e sulla politica, e la sua eredità continua a interrogare il rapporto tra verità, opinione e potere.

Protagora nacque ad Abdera, una città della Tracia (oggi in Grecia) intorno al 490 a.C. La sua città natale era nota per essere la patria di Democrito, ma Protagora fu attivo soprattutto ad Atene, dove si recò intorno al 450 a.C. durante il periodo di massimo splendore della democrazia periclea. Qui divenne amico di Pericle e fu incaricato di redigere la costituzione della colonia di Turi (444–443 a.C.), un segno della sua influenza politica.

La sua attività di sofista — termine che allora indicava un sapiente che insegnava per denaro — gli procurò fama e ricchezza. A differenza dei filosofi precedenti, Protagora non si occupò della natura (φύσις) ma dell'uomo e della vita associata (νόμος). Insegnava l'arte della parola (λόγων τέχνη) e la capacità di sostenere entrambe le parti di un argomento, abilità essenziale per chi volesse emergere nella vita politica ateniese.

La sua carriera fu però segnata da un evento tragico: fu accusato di empietà per aver scritto un'opera intitolata Sugli dèi, che iniziava con la frase: «Degli dèi non posso sapere né che sono né che non sono». Secondo la tradizione, i suoi libri furono pubblicamente bruciati e Protagora fu costretto all'esilio. Morì poco dopo, forse durante un naufragio, intorno al 420 a.C.

Il principio dell'uomo-misura (ἄνθρωπος μέτρον) è il nucleo del pensiero protagoreo. Esso afferma che la realtà non esiste in sé, ma è sempre percepita e interpretata da un soggetto. Ciò che è vero per un individuo può non esserlo per un altro, poiché la verità è relativa alle condizioni, alle disposizioni e alle esperienze di chi giudica.

Questa posizione si contrappone radicalmente al realismo degli eleati e al naturalismo dei fisici milesi. Per Protagora, non esiste una verità assoluta o oggettiva: ogni affermazione è valida solo per il soggetto che la pronuncia in un determinato contesto. Non a caso, egli diceva che il vento può essere freddo per uno e caldo per un altro, e che entrambi hanno ragione dal loro punto di vista.

«Se ogni uomo è misura di ciò che è, allora non esiste una verità comune; tutto ciò che appare a ciascuno è vero per lui.» — Platone, Teeteto (152a–c)

Tuttavia, il relativismo di Protagora non è un nichilismo: egli distingue tra ciò che è vero per ciascuno e ciò che è utile per la comunità. Pur non esistendo una verità assoluta, esistono opinioni migliori di altre in base alla loro efficacia pratica. È il sofista, con la sua arte, a saper rendere più forte l'argomento più debole, non per ingannare, ma per orientare la città verso scelte più vantaggiose.

Protagora è considerato il fondatore della logica antilogica (ἀντιλογία), ovvero la tecnica di sostenere due discorsi contrapposti su uno stesso argomento. Questa pratica, che egli insegnava come metodo di dibattito, non era fine a se stessa, ma aveva lo scopo di esercitare la mente e di scoprire la verità attraverso il confronto dialettico.

Secondo Protagora, su ogni questione esistono due discorsi opposti (λόγοι ἀντικείμενοι), e il compito del sofista è di saperli sviluppare entrambi con uguale abilità. Questa dottrina influenzò profondamente la retorica greca e, attraverso di essa, la tradizione giuridica e politica occidentale. Anche Socrate, nel dialogo platonico Protagora, si confronta con il sofista proprio sul metodo della confutazione.

La retorica protagorea non era però puro strumento di persuasione: egli riteneva che il discorso giusto (ὀρθὸς λόγος) dovesse essere fondato sulla verosimiglianza (εἰκός) e sulla convenienza (τὸ πρέπον), più che sulla verità oggettiva. In questo senso, la sua arte preparava il terreno alla filosofia del linguaggio e alla teoria dell'argomentazione che saranno sviluppate da Aristotele e dagli stoici.

  • Esercizi retorici: Protagora componeva discorsi su temi fittizi, insegnando ai suoi allievi a difendere tesi apparentemente paradossali.
  • Classificazione delle figure: Fu tra i primi a distinguere i generi del discorso (deliberativo, giudiziario, epidittico) e a studiare le forme dell'argomentazione.
  • La forza del discorso: Protagora paragonava la parola a un «grande signore» capace di suscitare piacere, timore o compassione, anticipando la teoria dell'ethos e del pathos.

Di Protagora non ci è pervenuta alcuna opera integrale. I suoi scritti, che secondo Diogene Laerzio erano numerosi, furono distrutti in seguito alla condanna per empietà. Conosciamo i titoli di alcune opere attraverso le citazioni di autori successivi:

  • Della verità (Ἀλήθεια): l'opera principale in cui esponeva la dottrina dell'uomo-misura. Se ne conserva il frammento iniziale (DK 80 B 1).
  • Sugli dèi (Περὶ θεῶν): il libro che gli valse l'accusa di empietà. Iniziava con la celebre dichiarazione di agnosticismo.
  • Antilogie (Ἀντιλογίαι): una raccolta di discorsi contrapposti su vari argomenti, utilizzati come esercizi retorici.
  • Arte della contesa (Τέχνη ἐριστική): un manuale di tecnica dialettica, forse lo stesso delle Antilogie.
  • Scienza della politica (Πολιτικὴ τέχνη): un'opera in cui affrontava il tema della virtù politica e dell'educazione dei cittadini.

Oltre a questi, alcuni autori attribuiscono a Protagora anche scritti di grammatica e di critica letteraria, come Sul corretto uso dei nomi, in cui anticipava le riflessioni sulla corretta denominazione delle cose, tema che sarà ripreso da Aristotele e dagli stoici.

La maggior parte delle nostre conoscenze su Protagora deriva dai dialoghi platonici (Protagora, Teeteto), dalle opere di Aristotele (Metafisica, Etica nicomachea), e da compilatori tardo-antichi come Sesto Empirico, Diogene Laerzio e Filodemo.

L'impatto di Protagora sulla filosofia e sulla cultura occidentale è difficile da sopravvalutare. Con la sua affermazione che l'uomo è il centro di tutte le cose, egli spostò l'attenzione della riflessione filosofica dalla physis alla polis, dalla natura alla politica, dalla cosmologia all'antropologia.

Il suo relativismo fu ripreso, in forme diverse, dagli scettici (Pirrone, Sesto Empirico), dai sofisti minori e, in età moderna, da pensatori come Montaigne, Hume e Nietzsche. La sua difesa del pluralismo delle opinioni e la sua critica alla pretesa di una verità assoluta hanno alimentato il dibattito sul relativismo culturale e sull'oggettività della conoscenza.

«Protagora è stato il primo a insegnare che su ogni cosa si possono fare due discorsi opposti, e a praticare l'arte della disputa.» — Diogene Laerzio, Vite dei filosofi IX, 51

La sua tecnica retorica ha influenzato la tradizione oratoria greca e romana, passando attraverso Cicerone e Quintiliano fino alla retorica umanistica. Anche la dialettica di Platone, pur prendendo le distanze dal relativismo protagoreo, deve molto al suo metodo di confronto tra tesi opposte.

Oggi, Protagora viene studiato non solo come sofista, ma come un precursore della filosofia del linguaggio, della teoria dell'argomentazione e della psicologia della percezione. La sua figura, controversa e affascinante, continua a interrogarci sul rapporto tra verità, potere e democrazia, e sul ruolo che l'educazione deve svolgere nella formazione del cittadino.

Fin dall'antichità, il pensiero di Protagora è stato oggetto di aspre critiche, soprattutto da parte di Platone e Aristotele. Le obiezioni principali riguardano:

  • Relativismo e auto-confutazione: Platone nel Teeteto fa notare che se la verità è relativa al singolo, allora anche la tesi di Protagora sarebbe vera solo per lui, e chi la rifiuta avrebbe altrettanto ragione. Si tratta del celebre argomento dell'auto-confutazione del relativismo.
  • Impossibilità della conoscenza oggettiva: Aristotele rimprovera a Protagora di negare il principio di non-contraddizione, rendendo impossibile ogni discorso razionale e ogni scienza.
  • Empietà e immoralità: La sua dichiarazione sugli dèi fu considerata pericolosa per la pietà religiosa e per l'ordine della città. Anche l'idea che l'uomo possa «rendere più forte l'argomento più debole» fu vista come un insegnamento cinico, volto al successo personale più che al bene comune.
  • Riduzione della filosofia a tecnica: Molti filosofi hanno visto nella sofistica una degenerazione della filosofia, che si riduce a mero strumento di potere retorico, perdendo la sua vocazione alla verità.

Tuttavia, i sostenitori di Protagora ribattono che il suo relativismo non è nichilista, ma un invito alla tolleranza e alla democrazia. Egli non nega che esistano opinioni migliori, ma sostiene che esse vadano giudicate sulla base della loro utilità sociale e non sulla pretesa di una verità assoluta. Inoltre, la sua arte retorica è vista come uno strumento di emancipazione per i cittadini, che possono così partecipare attivamente alla vita politica.

Oggi il dibattito su Protagora rimane aperto, e la sua figura continua a essere rivalutata alla luce delle teorie contemporanee sul costruzionismo sociale, sul pragmatismo e sulla filosofia della comunicazione.