Di Giuliana di Norwich (1342–1416 circa) sappiamo pochissimo, e quel poco ci giunge quasi interamente dalle sue stesse parole. Visse a Norwich, un'importante città mercantile dell'Inghilterra orientale, in un secolo segnato dalla peste nera, dalla guerra dei Cent'anni e dallo scisma d'Occidente. La sua esistenza attraversa le rovine di un mondo che crolla e di una fede che cerca nuove forme per dire l'indicibile.
Nel maggio del 1373, a trent'anni e mezzo, fu colpita da una malattia gravissima. Convinta di essere in punto di morte, chiese il conforto degli ultimi sacramenti. Mentre il sacerdote le mostrava il crocifisso, ricevette una serie di sedici visioni — le shewings — che trasformarono radicalmente la sua comprensione di Dio e di se stessa. Guarita contro ogni previsione, scelse di vivere come anacoreta in una piccola cella annessa alla chiesa di San Giuliano, nel cuore di Norwich. Da quel momento, come scrisse, fu «totalmente dedita alla preghiera, alla meditazione e allo studio»[reference:0].
La sua cella aveva tre finestre: una verso l'interno della chiesa, per seguire la liturgia; una verso l'esterno, per ricevere i visitatori; e una verso la casa della serva che si prendeva cura di lei. Da quelle finestre passavano consolazione e sapienza: molti la cercavano per consiglio spirituale, e la sua reputazione di santità si diffuse ben oltre le mura di Norwich[reference:1].