Giovanni Taulero 1300 – 1361

Domenicano · Predicatore · Doctor Illuminatus
Maestro del fondo dell'anima

Giovanni Taulero (in tedesco Johannes Tauler, latinizzato Taulerus) nacque a Strasburgo intorno al 1300, da una famiglia benestante della borghesia cittadina, probabilmente imparentata con i Taweler. Entrò nell'Ordine dei Predicatori all'età di circa quindici anni, nel convento domenicano di Strasburgo, dove seguì il corso regolare degli studi e fu ordinato sacerdote intorno ai venticinque anni[reference:0].

La sua formazione si compì a Colonia, dove entrò in contatto con la tradizione della mistica speculativa di ascendenza platonico-cristiana, ravvivata in quegli anni dall'insegnamento di Meister Eckhart, del quale Taulero divenne discepolo[reference:1]. Non è chiaro se abbia ascoltato Eckhart direttamente a Strasburgo o a Colonia, ma l'influenza del maestro fu profonda e duratura. Intorno al 1330 iniziò la sua attività di predicatore a Strasburgo, città che contava otto conventi di domenicane e circa settanta piccole comunità di beghine: fu in questo ambiente femminile, spiritualmente vivace e culturalmente elevato, che Taulero trovò il suo uditorio privilegiato[reference:2].

La sua vita fu segnata dalle turbolenze del secolo. L'interdetto papale che colpì Strasburgo tra il 1329 e il 1353, insieme all'Editto di Ludovico il Bavaro del 1347, costrinse i domenicani all'esilio a Basilea (1338–1343 circa). In questo periodo Taulero strinse legami profondi con il circolo dei Gottesfreunde («Amici di Dio»), un movimento di laici e religiosi che aspirava a una vita evangelica radicale, al di fuori delle strutture istituzionali corrotte[reference:3]. A Basilea conobbe Enrico di Nördlingen, attraverso il quale entrò in contatto con la spiritualità di Matilde di Magdeburgo e delle mistiche renane[reference:4].

Tornato a Strasburgo nel 1343, Taulero attraversò anni di crisi: la città fu devastata da un terremoto e da un incendio nel 1346, e dal 1347 la Peste Nera decimò la popolazione. Fu in questo periodo che maturò quella che egli stesso chiamò la sua «seconda conversione», un rinnovamento interiore che lo condusse a una predicazione più intensa e a un impegno totale nella direzione spirituale delle religiose domenicane[reference:5]. Attorno a lui si strinse un circolo di mistici, tra cui Rulman Merswin, di cui fu confessore e guida spirituale[reference:6].

Taulero morì a Strasburgo il 16 giugno 1361, nel convento domenicano dove aveva trascorso quasi tutta la sua vita. La sua opera autentica consiste in ottantatré sermoni (o ottantaquattro, secondo alcuni studiosi), trascritti dagli ascoltatori, che riflettono il suo cammino interiore e la sua maturazione teologica[reference:7]. Fu detto Doctor Illuminatus, «Dottore Illuminato», per la profondità della sua dottrina e la chiarezza della sua predicazione[reference:8].

Taulero è uno dei tre grandi protagonisti della mistica renana del XIV secolo, insieme a Meister Eckhart (ca. 1260–1328) e a Enrico Suso (ca. 1295–1366). Questa corrente teologica, fiorita nei conventi domenicani della valle del Reno, si caratterizza per una sintesi originale di neoplatonismo (soprattutto attraverso lo Pseudo-Dionigi), agostinismo e spiritualità cristiana, con al centro la dottrina della divinizzazione dell'uomo: il fine dell'incarnazione è donare all'essere umano la partecipazione alla vita divina intrarinitaria, cioè la grazia[reference:9].

Eckhart, il maestro, aveva sviluppato una teologia audace, fondata sulla dottrina della nascita del Verbo nell'anima e sulla scintilla (fünkelin) come luogo dell'unione con Dio. Taulero ereditò questa dottrina, ma la tradusse in una forma più accessibile e pratica: mentre Eckhart era speculativo e talvolta oscuro, Taulero era predicatore, e la sua teologia si dispiegava nella concretezza dell'esortazione morale e della direzione spirituale[reference:10]. Come scrive la critica, egli seppe unire «la profondità intellettuale di Eckhart con la spiritualità interiore di Suso e il fervore di Bertoldo di Ratisbona»[reference:11].

Il movimento dei Gottesfreunde («Amici di Dio») fu il contesto vitale in cui Taulero operò. Non si trattava di un ordine religioso, ma di una rete informale di laici, religiosi e religiose legati da un comune ideale di vita evangelica, di povertà e di unione con Dio. In un'epoca segnata dalla corruzione della Chiesa, dalle lotte tra papato e impero e dalle devastazioni della peste, gli Amici di Dio cercavano un cristianesimo autentico, fondato sull'esperienza interiore più che sulle pratiche esteriori[reference:12]. Taulero ne fu la guida spirituale più autorevole: i suoi sermoni, predicati nelle lingue volgari, erano destinati a un pubblico di monache, beghine e laici desiderosi di una vita spirituale profonda.

Il suo magistero si svolse soprattutto nei conventi femminili di Strasburgo, Spira, Worms, Magonza, Coblenza, Bonn, Colonia e Medingen[reference:13]. Le monache domenicane, spesso di elevata cultura e di intensa vita interiore, costituivano il suo uditorio ideale: a loro Taulero si rivolgeva con un linguaggio che univa la profondità teologica alla concretezza dell'esperienza spirituale, la dottrina alla vita. La sua predicazione, lungi dall'essere astratta, era mistagogia: un accompagnamento passo dopo passo nell'itinerario verso Dio.

Dell'opera di Taulero ci sono pervenute ottantatré prediche (chiamate anche Sermoni o Lezioni), trascritte dagli ascoltatori e tramandate in numerosi manoscritti. Esse costituiscono l'unica parte autentica della sua produzione: nel corso dei secoli, infatti, gli furono attribuite numerose altre opere — come il Libro della povertà spirituale, le Divinae Institutiones e gli Exercitia super vitam et passionem Christi — che la critica moderna ha riconosciuto come apocrife[reference:14].

I sermoni di Taulero non sono trascrizioni stenografiche, ma rielaborazioni redatte in un tedesco letterario di grande eleganza. Essi riflettono il suo cammino interiore a partire dalla «seconda conversione» (intorno al 1339–1346), quando la sua predicazione si fece più intensa e più profondamente radicata nell'esperienza vissuta[reference:15]. La loro struttura è spesso quella del commento allegorico di testi biblici, soprattutto del Vangelo di Giovanni e delle lettere paoline, letti come simboli di verità psicologiche e spirituali[reference:16].

Il tema centrale della predicazione tauleriana è la nascita di Dio nell'anima. Taulero distingue tre nascite del Verbo: la prima è la generazione eterna del Figlio nel seno del Padre; la seconda è la nascita storica di Cristo nel grembo di Maria; la terza è la nascita mistica, che avviene «ogni giorno e ogni ora» nell'anima del credente mediante la grazia e l'amore[reference:17]. Questa terza nascita è il cuore della vita cristiana: Dio non è solo un evento del passato, ma una presenza viva e operante nel profondo dell'essere umano.

«La prima e più sublime nascita avviene quando il Padre celeste genera il Figlio unigenito nell'essenza divina e nella distinzione delle Persone. La seconda nascita è la fecondità materna che in assoluta purezza toccò in sorte alla castità della Vergine. La terza nascita avviene quando Dio ogni giorno ed ogni ora nasce veramente e spiritualmente in un'anima buona mediante la grazia e l'amore.»

— Giovanni Taulero, Sermoni (Predica per il Natale)

Accanto alla predicazione, di Taulero ci resta una sola lettera, indirizzata probabilmente a una religiosa, nella quale traspare la sua profonda delusione per il formalismo della vita monastica e la sua aspirazione a una spiritualità più autentica e interiore[reference:18]. Questa lettera è una testimonianza preziosa del suo temperamento: un uomo di profonda sensibilità, insofferente alle vuote osservanze, tutto proteso verso l'essenziale.

Il nucleo della teologia tauleriana è la dottrina del fondo dell'anima (Abgrund der Seele, «abisso dell'anima»). In ogni essere umano esiste una dimensione più profonda della ragione e della volontà, un «fondo» increato o creato a immagine di Dio, nel quale l'anima può accogliere la presenza divina. È il luogo della scintilla (fünkelin), quel punto dell'essere spirituale che tende inesorabilmente verso Dio e non trova riposo finché non giunge all'abisso da cui proviene[reference:19].

Alla base di questo itinerario sta la conoscenza di sé: la scoperta del proprio «nulla», della propria radicale povertà e creaturalità. Taulero insiste sulla necessità di un serio esercizio ascetico, di una purificazione interiore che spazzi via ogni ostacolo all'azione di Dio. Il fondo dell'anima è la parte ricettiva, capace di accogliere la comunicazione divina; il gemüt è la parte dinamica, che tende verso Dio in modo semplice ed essenziale. L'unione con Dio, però, avviene solo nel fondo più interiore, e solo come dono della grazia e dell'amore divino[reference:20].

La via dell'unione passa attraverso la gelazenheit (o gelâzenheit), l'umile abbandono a Dio, il distacco radicale da ogni creatura e da se stessi. Questo concetto, affine all'abegescheidenheit di Eckhart, esprime l'atteggiamento dell'uomo che si è completamente svuotato di sé per lasciare spazio all'azione divina[reference:21]. Taulero lo descrive come un «deserto interiore»: l'uomo deve inoltrarsi in questo deserto, seguendo Gesù Cristo e la sua passione, per giungere alla vera povertà spirituale[reference:22].

La meta è la divinizzazione: l'anima, rigenerata dall'azione dello Spirito, diventa «figlia di Dio» e partecipa alla vita trinitaria. Taulero descrive questa condizione con l'immagine della luce solare che penetra l'acqua senza confondervisi: l'anima è inabissata in Dio, ma conserva la sua creaturalità[reference:23]. Questa insistenza sulla distinzione tra Creatore e creatura è ciò che distingue Taulero da Eckhart e lo tiene al riparo dalle accuse di panteismo che avevano colpito il maestro[reference:24].

«Questa scintilla vola così in alto che la capacità conoscitiva dell'uomo non è in grado di seguirla, perché non ha riposo finché non raggiunge l'abisso di Dio, da cui proviene e in cui si trovava prima della creazione.»

— Giovanni Taulero, Predica 53

La cristologia di Taulero è di centrale importanza: Cristo è la figura normativa della vita spirituale, il modello del distacco e dell'abbandono. Seguire Cristo significa entrare nella sua passione, morire con lui per risorgere con lui. La croce non è solo un evento storico, ma una realtà da vivere interiormente: è la via attraverso cui l'uomo vecchio muore e l'uomo nuovo nasce[reference:25].

L'influenza di Taulero si estende ben oltre il XIV secolo. Il giovane Martin Lutero lesse i suoi sermoni con entusiasmo, trovandovi «ardite proposizioni contro la tirannia della Santa Sede» e, soprattutto, una teologia dell'impotenza umana e della fiducia esclusiva nei meriti di Cristo[reference:26]. Nel 1516 Lutero scrisse a Giovanni Lang di aver «seguito la teologia di Taulero», e in una lettera a Spalatino del 1516 affermò che i sermoni di Taulero erano per lui una guida decisiva[reference:27]. La critica moderna, tuttavia, ha ridimensionato la lettura «protestante» di Taulero: il suo sforzo fu piuttosto quello di mantenersi nel solco dell'ortodossia cattolica, evitando le posizioni panteistiche del maestro Eckhart[reference:28].

La sua eredità più profonda si rintraccia nella mistica moderna. I concetti di «fondo dell'anima», di «distacco», di «annichilimento dell'ego» e di «nascita del Cristo nell'anima» — tutti centrali in Taulero — esercitarono un'influenza determinante su Giovanni della Croce, che li riprese e li approfondì nella sua notte oscura[reference:29]. Attraverso la mediazione della mistica renana, Taulero è dunque uno dei padri spirituali di quella corrente che, passando per il Seicento francese, giunge fino a Paolo della Croce e alla spiritualità moderna[reference:30].

Taulero fu anche un maestro di lingua: i suoi sermoni, redatti in un tedesco limpido e potente, sono considerati tra i più nobili della letteratura tedesca medievale[reference:31]. Egli seppe coniugare la profondità speculativa di Eckhart con la concretezza della predicazione e la tenerezza dell'accompagnamento spirituale, rendendo accessibile a un pubblico di monache e laici ciò che nel maestro era riservato a pochi.

Oggi Taulero è riconosciuto come una delle voci più autentiche della mistica pratica: non un teorico dell'unione con Dio, ma un testimone che ha percorso quel cammino e lo ha indicato ad altri. La sua figura rimane un punto di riferimento per chi cerca un cristianesimo interiore, radicato nell'esperienza e non nelle sole pratiche esteriori. Come ha scritto uno studioso, Taulero «non parla di un Cristo fuori di noi e per noi, ma specialmente di un Cristo in noi»[reference:32].

Nota bibliografica: l'edizione critica dei sermoni è Die Predigten Taulers, a cura di F. Vetter (Berlino, 1910). In italiano: Le profondità dell'anima, a cura di M. Vannini (Lorenzo de Medici Press, 2020); L'esperienza profonda di Dio. Scritti scelti, a cura di M. Vannini (Il Leone Verde, 2008). Tra gli studi: G. M. Colombás, La tradizione mistica; B. McGinn, The Harvest of Mysticism in Medieval Germany (New York, 2005).

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