Filosofia Antica · Sofistica · Platone

Callicle

Il diritto del più forte, la critica della morale e l'ombra lunga di Nietzsche.

⚖ ✦ ⚖

Di Callicle non sappiamo quasi nulla. Non un frammento, non una citazione indiretta, non un'opera: solo il ritratto che Platone ci offre nel Gorgia. Eppure quel ritratto è così potente da aver attraversato ventiquattro secoli. Alcuni studiosi si chiedono se sia realmente esistito o se sia una pura invenzione letteraria.

La storicità di Callicle è dubbia: non compare in nessun'altra fonte antica, e una personalità così dirompente avrebbe dovuto lasciare traccia. E.R. Dodds, curatore della fondamentale edizione del Gorgia, notava che, date le abitudini di Platone, "le probabilità sono fortemente contrarie" a una sua completa invenzione, ma al tempo stesso era tentato di vedere in lui "un frammento di Platone stesso — una visione spaventosa, forse, di ciò che sarebbe potuto diventare senza Socrate".

Che sia reale o fittizio, Callicle è una figura filosofica di primo piano. Il Gorgia lo presenta come un aristocratico ateniese con ambizioni politiche e legami con Gorgia di Leontini. Platone ne fa l'antitesi perfetta di Socrate: più di ogni altro personaggio dei dialoghi, Callicle è il suo opposto polare, il "doppio" che osa dire ciò che gli altri tacciono per vergogna.

Il Gorgia non è un dialogo sulla retorica: è un processo alla vita stessa. Socrate vi sostiene che commettere ingiustizia è peggio che subirla, e che il retore, se davvero vuole essere felice, deve essere giusto. Gorgia e Polo cedono, sopraffatti dalla vergogna. Callicle no.

Callicle entra in scena come il terzo e più radicale interlocutore. Accusa Polo di essersi lasciato intrappolare da Socrate per un senso di vergogna mal riposto, e di aver confuso i valori convenzionali con quelli naturali. Per Callicle, la distinzione tra νόμος (nomos, legge/convenzione) e φύσις (physis, natura) è la chiave di tutto.

La posta in gioco non è accademica. Se Callicle ha ragione, l'intera morale tradizionale crolla. Se ha torto, la vita di Socrate — e la sua morte — trovano una giustificazione cosmica. Platone costruisce il dialogo come un duello tra due concezioni inconciliabili dell'esistenza.

Il cuore della critica di Callicle è una genealogia della morale. Le leggi, egli sostiene, non sono state date dagli dèi né fondate sulla natura delle cose: sono state inventate dai deboli, che sono la maggioranza, per difendersi dai forti[reference:6].

«Le convenzioni, secondo me, sono fatte dai deboli, che sono i più. Essi le stabiliscono e distribuiscono lodi e biasimi avendo di mira se stessi e il proprio interesse, e per spaventare i più forti e capaci di avere il sopravvento dicono che è vergognoso e ingiusto avere più degli altri.» (Gorgia, 483b-c)

La massa dei deboli — hoi polloi — ha eretto la propria inferiorità a norma universale. Ha chiamato "giustizia" ciò che è solo il proprio vantaggio, e "ingiustizia" l'aspirazione dei migliori a eccellere. In questo modo, i deboli hanno compiuto la più grande delle ingiustizie: hanno schiavizzato i migliori, plasmando i loro caratteri come si fa con i leoni, con incantesimi e sortilegi, per renderli docili e uguali agli inferiori[reference:7].

Questa diagnosi del linguaggio morale come maschera dell'interesse è il primo grande esempio di quella che Nietzsche chiamerà "morale degli schiavi". Come nota la Stanford Encyclopedia of Philosophy, Callicle è un "moralista invertito": ritiene che ciò che è veramente giusto fare sia ciò che è convenzionalmente sbagliato.

Se il nomos è una truffa dei deboli, la physis è il tribunale autentico. E la natura, per Callicle, parla chiaro. La si può osservare là dove le convenzioni umane non arrivano: nel mondo animale e nei rapporti tra città e popoli.

«La natura stessa dimostra che è giusto che il migliore abbia più del peggiore e il più forte del più debole. Lo si vede sia negli altri animali sia in intere città e stirpi umane.» (Gorgia, 483d)

Callicle adduce esempi storici: le invasioni della Grecia da parte di Serse e di Dario, re persiani che agirono "secondo natura" imponendo il loro dominio. E immagina un individuo di statura eccezionale che, scrollandosi di dosso le catene morali, si riveli per ciò che è: un padrone. Allora «la giustizia di natura risplenderebbe».

Questa giustizia naturale si riassume in un principio semplice: il superiore deve appropriarsi del potere e dei beni dell'inferiore. È la dottrina della pleonexia, l'aspirazione ad avere sempre di più, che Callicle eleva a principio cosmico e universale della natura umana.

Callicle non si limita a criticare: propone un modello di vita. L'uomo superiore è colui che ha il coraggio di lasciar espandere le proprie passioni senza freni. La temperanza, la moderazione, la giustizia convenzionale sono virtù da schiavi, buone solo a castrare i forti.

La vita buona, per Callicle, è quella in cui i desideri crescono e vengono soddisfatti, in una tensione continua e inesauribile. Non c'è limite, non c'è misura: la misura è essa stessa un'invenzione dei deboli. Il saggio non reprime le passioni, le alimenta e le realizza.

Questo ideale aristocratico ha un nome che risuonerà nella modernità: superuomo. Come nota la letteratura critica, Nietzsche riprenderà "di fatto" la figura di Callicle, e la "teoria pagana del superuomo" è messa in bocca da Platone proprio a lui[reference:15][reference:16]. La somiglianza non è superficiale: è la stessa ribellione contro la morale come livellamento, la stessa esaltazione della forza creatrice dell'individuo eccezionale.

Socrate non liquida Callicle con un sofisma: lo prende sul serio. E lo confuta mostrando che la sua posizione è internamente contraddittoria. Se il piacere è il bene, allora il codardo e l'eroe provano piacere allo stesso modo, e non c'è ragione di preferire l'uno all'altro. Se il forte deve dominare, allora la moltitudine dei deboli, essendo più forte del singolo, ha diritto di dominarlo: ma questo contraddice la tesi aristocratica di Callicle.

La confutazione più profonda è ontologica. Socrate oppone alla legge del più forte una legge cosmica di armonia e misura: «l'ordine, la temperanza e la giustizia tengono insieme cielo e terra, dèi e uomini», e per questo l'universo è chiamato cosmo, ordine. Chi vive senza misura non è un superuomo: è un malato, un essere disarmonico che prima o poi pagherà il prezzo della propria pleonexia.

Callicle, a questo punto, si ritrae. Non confuta Socrate, ma smette di giocare: «Non so che dirti, Socrate»; «Non mi interessano più questi discorsi». La sua sconfitta è drammatica, non logica: è il silenzio dell'uomo che non vuole essere persuaso. Platone ci lascia con un'aporia che dura da due millenni: chi ha davvero ragione, l'uomo che segue la natura o l'uomo che segue la giustizia?

Callicle è il padre segreto di una delle correnti più potenti del pensiero moderno: la critica genealogica della morale. La sua tesi che i valori morali siano il prodotto di rapporti di forza e di interessi mascherati è ripresa, con esiti diversi, da Nietzsche e da Foucault.

Nietzsche

La "morale degli schiavi" e il risentimento dei deboli contro i forti sono la ripresa diretta della genealogia di Callicle. La trasvalutazione dei valori è il suo superuomo che ritorna.

Foucault

L'intreccio tra potere e conoscenza, e l'analisi dei discorsi come dispositivi di dominio, devono molto alla lezione di Callicle sul nomos come strumento di potere.

La differenza

Callicle è un aristocratico che crede nella natura come norma positiva. Nietzsche e Foucault radicalizzano la critica: non c'è una "natura" a cui appellarsi, solo storia e rapporti di forza[reference:19].

Ma l'eredità di Callicle non è solo nella critica. È anche nella domanda che egli pone e che non smette di inquietarci: se la giustizia non è altro che l'interesse del più forte, perché mai dovremmo essere giusti quando potremmo essere ingiusti impunemente? La risposta di Socrate — che l'ingiustizia danneggia l'anima di chi la commette — è un atto di fede nella ragione. Callicle ci ricorda che quell'atto di fede non è mai stato dimostrato in modo definitivo.

Fonte primaria: Platone, Gorgia, in particolare 481c–486d, 491e–492c, 507e–508a. Le citazioni sono tratte dalla tradizione manoscritta e dalle edizioni critiche (Burnet, Dodds).

Studi moderni: E.R. Dodds, Plato: Gorgias (Oxford, 1959); W.K.C. Guthrie, A History of Greek Philosophy, vol. III; G.B. Kerferd, The Sophistic Movement; Stanford Encyclopedia of Philosophy, voci Callicles and Thrasymachus e The Sophists; Enciclopedia Treccani, voce «Callicle».

Sulla ricezione: F. Nietzsche, Genealogia della morale; M. Foucault, Sorvegliare e punire e i corsi sul potere.

Articolo redatto a scopo divulgativo. Le citazioni del Gorgia sono tradotte e adattate per chiarezza espositiva.