Anassimene di Mileto (in greco antico: Ἀναξιμένης; Mileto, 586 a.C. ca. – 528 a.C. ca.) è stato un filosofo e scienziato greco, il terzo e ultimo rappresentante della scuola milesia dopo Talete e Anassimandro. Con la sua dottrina dell'aria (ἀήρ) come principio primo (arché), egli portò a compimento il progetto naturalistico dei milesi, offrendo una spiegazione coerente e unitaria della realtà.
Anassimene scelse l'aria perché, a differenza dell'acqua di Talete e dell'àpeiron di Anassimandro, essa possiede qualità che la rendono il medium ideale per spiegare i processi di trasformazione fisica: è invisibile eppure onnipresente, leggera ma capace di produrre movimento, e attraverso i processi di rarefazione e condensazione genera tutti gli altri elementi e le cose del mondo.
La sua filosofia segna un passo importante verso il monismo materialista e influenza profondamente il pensiero greco successivo, in particolare la fisica atomistica di Democrito e la teoria dei quattro elementi di Empedocle.
Nato a Mileto intorno al 586 a.C., Anassimene fu contemporaneo e probabilmente allievo di Anassimandro, nonché il più giovane dei filosofi milesi. Della sua vita si sa poco: sappiamo che visse all'epoca della dominazione persiana sull'Ionia (che ebbe inizio con la conquista di Ciro il Grande nel 546 a.C.) e che scrisse un'opera in prosa intitolata Sulla natura, della quale restano solo frammenti indiretti.
Mileto, in quel periodo, era ancora un vivace centro commerciale e culturale, ma la crescente pressione persiana e le tensioni interne segnarono il declino della polis. Anassimene, come i suoi predecessori, cercò di interpretare la natura senza ricorrere al mito, affidandosi all'osservazione e alla ragione. Le sue idee si diffusero rapidamente in tutto il mondo greco, influenzando Pitagora, Senofane e i primi filosofi della Magna Grecia.
Secondo alcune fonti, Anassimene sarebbe stato il primo a distinguere tra pianeti e stelle fisse, e a sostenere che la Luna riceve la luce dal Sole. Queste intuizioni, insieme alla sua dottrina fisica, lo pongono come un ponte tra la speculazione milesia e la scienza ionica del V secolo.
Per Anassimene, il principio primo di tutte le cose è l'aria (ἀήρ), una sostanza infinita e in eterno movimento. Egli la descrisse come il «soffio vitale» che permea e sostiene l'universo, paragonandola all'anima che dà vita al corpo: «Come la nostra anima, che è aria, ci tiene insieme, così il soffio e l'aria abbracciano il mondo intero.» Questa affermazione, riportata da Plutarco, rivela una visione panteistica della natura, in cui il divino si identifica con l'elemento cosmico.
La scelta dell'aria rispetto all'acqua o all'àpeiron è giustificata da ragioni sia empiriche che logiche. L'aria è plastica: può diventare fuoco quando si rarefa, vento quando si muove, nube quando si condensa in umidità, e infine acqua e terra quando si addensa ulteriormente. Attraverso i due processi opposti di rarefazione (πύκνωσις) e condensazione (μανότης), l'aria si trasforma in tutti gli elementi e in tutte le sostanze.
Questa teoria introduce per la prima volta il concetto di grado nella materia: gli elementi non sono qualità assolute, ma stati diversi di un'unica sostanza fondamentale. È un'anticipazione brillante del moderno concetto di stati di aggregazione e della trasformazione della materia per variazioni di densità.
Anassimene costruì una cosmologia coerente con la sua fisica dell'aria. La Terra, secondo lui, è piatta e sostenuta dall'aria come un coperchio su una pentola, o come una foglia sull'acqua. Questa immagine, benché ingenua, rifiuta il sostegno mitologico e spiega la stabilità terrestre con la pressione dell'aria circostante.
Il Sole, la Luna e le stelle sono anch'essi corpi infuocati, generati dalla rarefazione estrema dell'aria. Essi non sono sfere solide, ma dischi o cerchi di fuoco che ruotano intorno alla Terra, simili a foglie infiammate. Il Sole, in particolare, è piatto e leggero, e la sua luce si riflette sulla Luna. Anassimene intuì che le eclissi sono dovute all'interposizione della Luna o della Terra, e che le stelle fisse sono immobili mentre i pianeti si muovono.
La sua concezione dell'universo è pneumatica: tutto è generato e governato dall'aria in movimento, che produce il calore, il freddo, l'umido e il secco. Questo dinamismo lo porta a sostenere che il mondo stesso respira, in un ciclo eterno di condensazione e rarefazione, senza inizio né fine — una visione che anticipa le teorie stoiche del pneuma e del logos immanente.
Anassimene scrisse un libro intitolato Perì physeos (Sulla natura), di cui ci restano solo frammenti citati da autori successivi. A lui sono attribuite diverse scoperte e innovazioni:
Le sue idee sulla meteorologia (nuvole, pioggia, neve, grandine) erano anch'esse basate sulla condensazione dell'aria, e anticipavano in parte la moderna scienza atmosferica.
Anassimene occupa un posto cruciale nella storia del pensiero: con la sua dottrina dell'aria, egli chiude il ciclo dei filosofi milesi e getta le basi per il materialismo e il fisicalismo che domineranno la filosofia greca per secoli. La sua idea che una sola sostanza, variando di densità, possa produrre tutte le cose è un'anticipazione della moderna chimica e fisica della materia.
La sua influenza si estende a Empedocle (che riprese il principio dei quattro elementi), a Democrito (che sostituì l'aria con gli atomi, ma mantenne il meccanismo quantitativo) e agli stoici (che identificarono il pneuma con l'aria vitale divina). Anche Aristotele, pur criticandolo, riconobbe il valore della sua spiegazione causale.
Nel mondo romano, Seneca e Cicerone citarono Anassimene come uno dei padri della filosofia naturale. Nell'età moderna, il suo monismo materialista fu rivalutato da filosofi come Giordano Bruno e Baruch Spinoza, che videro nell'aria un simbolo dell'unità della sostanza.
Oggi Anassimene è ricordato non solo come un precursore della scienza, ma come il pensatore che per primo comprese che la qualità delle cose può essere ricondotta a quantità (densità) e movimento. La sua aria è il soffio che anima il mondo e la ragione che lo ordina — un'immagine che continua a ispirare filosofi e poeti.
Come scrisse il poeta e critico greco Antifane: «Anassimene, con la sua aria, ha reso il cielo trasparente e la terra comprensibile».